La fatica di non fermarsi mai
La sperimentano in molte, ma le persone ADHD un po' di più.
Il riposo, quando arriva tardi, è solo recupero, non è rigenerazione.
E io solo so quanto avrei bisogno di una pausa rigenerante. Una pausa vera, non quell’ora e mezza ogni tre settimane che mi ritaglio per andare dalla parrucchiera.
Parlo di quel tipo di pausa che ti fa venire a noia persino te stessa, che lascia spazi così ampi da non sapere più come riempirli. Forse quel tipo di pausa non l’ho mai sperimentata, ed è il motivo per cui ho le energie ai minimi termini.
So per certo che è una sensazione comune, perché il numero su ADHD e tendenza al workaholism è uno dei più letti e condivisi di Atipiche. Di quanto sia estrattivo e performante il mondo in cui viviamo non è un mistero per nessuno: è il capitalismo, signore e signori, quel sistema economico basato sul profitto e sul logorio delle persone di cui tanto si vanta l’1% della popolazione mondiale (quello ricco come Gervais, per intenderci).
Il punto è che non viviamo in un sistema che ostacola solo il riposo: ostacola soprattutto la pausa lunga, improduttiva, non giustificata. Ci insegna a fermarci solo per il tempo strettamente necessario a tornare operative, mai abbastanza a lungo da rallentare davvero. Le pause devono essere brevi, programmate, possibilmente funzionali a fare meglio dopo. Così impariamo a muoverci in tempi serrati, a tollerare solo interruzioni minime, e a considerare la pausa rigenerante non solo irraggiungibile, ma quasi sospetta.
Quando in quel sistema ci nasci e ci cresci, è difficile abbandonare la fama di grande lavoratrice, perché è il lavoro a definirti. Non le tue priorità, i tuoi desideri o le tue necessità. “Io valgo perché sono una che lavora sodo e si impegna”.
Quando poi quel lavoro cambia o cambiano gli elementi di contorno, succede che devi far dialogare lavoro, passioni, identità e necessità. Cerchi di tenere in piedi tutto, pure con l’ADHD che si mette di traverso. Vai avanti a forza di stimoli, perché così vuole il tuo cervello. Succede allora che anche quando sei sfinita, anche quando il tuo corpo chiede una tregua, la tua mente deve per forza di cose cercare dopamina ovunque. E più sei stanca, più sarà permeabile a ogni tipo di stimolo.
La pausa non è una dote innata
C’è una cosa che ho imparato in questi anni di lavoro incessante ed estenuante: la pausa è una competenza. Sapersi fermare e prendersi del tempo sospeso è una cosa che si impara. Lo dico perché so che il senso di colpa riesce a raggiungerti anche qui, mentre ti ripeti che non sei capace manco di fermarti. Che è colpa tua se arrivi al burnout.
Conoscere i propri limiti - o i limiti che l’ADHD impone - non basta a facilitarti la pausa. Spesso non è sufficiente sapere che la sovrastimolazione sensoriale può facilmente mandarti in crisi o che le scadenze serrate ti creano blocchi operativi. Se nessuno ti ha mai insegnato il valore della pausa, come e quando prendersene una, continuerai a fermarti solo quando è già tardi.
C’è una differenza sostanziale tra recupero e rigenerazione: il primo è quella pausa che ti permette di tornare “abbastanza” funzionate ed è quella che solitamente ci si prende quando siamo al crollo emotivo e fisico. La rigenerazione è la pausa che ti permette di tornare a sentirti e a vederti. Non è una questione di durata: il recupero può anche durare un mese ma non essere rigenerante. Vi sarà capitato almeno una volta nella vita: vai in vacanza e torni più stanca di prima. Salvo poi sentirti in colpa (“come fai ad essere già stanca, sei appena tornata dalle ferie!”) e camuffare quella stanchezza con un sorriso smagliante.
La differenza, più che la durata, la fa il tempismo: quando riesci a prenderti una pausa? Perché se aspetti i tempi supplementari potrebbe essere già troppo tardi. La pausa rigenerante è preventiva, ti permette di staccare davvero, non solo di tamponare.
È un po’ la stessa differenza che passa tra un sonno rigenerante e una dormita turbolenta. Magari durano entrambe otto ore, eppure i risvegli sono nettamente diversi. I miei, per inciso, non sono quasi mai rigeneranti. Non so i vostri.
Quello che mi chiedo è: cosa succederebbe se la pausa non fosse l’ultima cosa concessa, ma la prima da proteggere? Forse riuscirei persino a svegliarmi riposata.
🛠️ Tips wow – Il libro per fermarsi
Quando ho iniziato a scrivere questo numero mi è tornato alla mente un libro mai finito: Pausa di Danielle Marchant (ed. Gribaudo). Lo ricordo bene perché è stata la prima volta in cui qualcuno mi poneva questa domanda: quando è stata l’ultima volta in cui hai fatto una vera pausa?
All’epoca non sapevo di essere ADHD e men che meno pensavo di avere il tempo di leggere un libro che mi obbligava a fare esercizi e a sfogliare pagine color pastello con illustrazioni zen. Del resto, anche quando iniziai a fare yoga pensavo di non essere in target. E invece.
Questo per dire che se credi di non aver bisogno di una pausa, questo libro fa per te. Se invece credi di meritarti una vera rigenerazione, com’è possibile che tu non l’abbia ancora letto?
📖 Dizionario divergente
Ogni settimana scegliamo una parola che racconta il mondo Atipiche
Abilismo: sistema di norme e aspettative che considera alcune capacità fisiche, cognitive ed emotive come standard “normali” o superiori, e tutte le altre come deviazioni o mancanze. In ambito neurodivergente, l’abilismo si manifesta quando criteri come produttività costante, controllo dell’attenzione e gestione lineare del tempo vengono trattati come universali, trasformando difficoltà strutturali in colpe individuali. Può essere anche interiorizzato, spingendo le persone a giudicarsi in base a standard che le danneggiano.
Grazie per aver letto anche oggi Atipiche, a venerdì prossimo!
Un abbraccio,
Anna


