ADHD e noia, parte seconda
Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?
Qualche giorno fa sui social mi è stato chiesto se si può vivere meglio gestendo la noia. Era un commento a questo numero di Atipiche, in cui affrontavo il rapporto conflittuale che chi è ADHD ha con questa deliziosa emozione. La mia risposta è stata, al solito, generica e ironica, come sempre quando mi trovo a dover rispondere a domande apparentemente semplici che riguardano temi complessi.
Impossibile semplificare, quando si tratta di spiegare cosa significa convivere con la noia per una persona ADHD.
Mi sono resa conto, però, di non aver dato strategie pratiche, sebbene il titolo parlasse di “manuale di sopravvivenza”.
Chiedo venia e recupero subito. O almeno ci provo.
Prima regola: non parlare mai dei tuoi sogni
Osservare la noia è la chiave per capirla e capirci meglio. Ed è anche il modo più semplice per gestirla. Trattandosi di un’emozione secondaria, e quindi complessa, la noia ha infinite sfaccettature e manifestazioni.
Alcune sono plateali, come quando sbrocchi imbottigliato nel traffico, altre sono più sottili, come quando indossi il migliore dei tuoi - finti - sorrisi nell’ascoltare il sogno della tua collega. Breve parentesi: i sogni sono la cosa meno interessante dell’universo. A nessuno frega niente dei tuoi sogni, neanche alla tua psicoterapeuta (magari a lei sì, dipende da che terapia fai). Evita di raccontarli, per il bene dell’umanità e di noi ADHD. Anche quando sono erotici. Anche quando sono incubi. Davvero, evita.
E quindi, per cominciare, ascoltati e ascolta gli altri: spesso quel che annoia te annoia anche loro e se ci si aiuta insieme è tutto più facile.
Seconda regola: riconosci la noia
Per me è importante capire i momenti in cui la noia compare, perché in molti casi si reagisce con automatismi senza nemmeno rendercene conto. Imparare a gestirla non la fa scomparire e nemmeno diminuisce la nostra frustrazione nei suoi confronti, però ci permette di evitare alcuni comportamenti reattivi spesso deleteri per la nostra salute.
L’esempio più classico è quello delle sigarette: la maggior parte delle sigarette che ho fumato in vita mia sono state accese per noia. C’è da aspettare il treno alla banchina? Sigaretta. Gli amici parlano solo di calcio? Sigaretta. Il pranzo di Natale ti sta logorando? Sigaretta. La sigaretta, come l’alcol o altri strumenti che agevolano o rendono più tollerabile la socialità per le persone neurodivergenti, sono spesso il nostro bastone del masking.
Capire che uso la sigaretta per tamponare la noia è utile per capire quando davvero ho voglia di fumare una sigaretta. O, al contrario, per scoprire che non ho nessun bisogno o voglia di fumarla. E allora sai che c’è? Quasi quasi smetto di fumare.
Se uso lo smartphone con lo stesso scopo, lo scrolling infinito e i continui input di reperibilità digitale spesso mi genereranno stress e sovraccarico mentale e sensoriale. Eppure continuo a farlo: appena sveglia, prima di andare a dormire, in palestra, nella pausa caffè. L’uso dello smartphone è assolutamente normale per compensare i momenti di noia: siamo ADHD che vivono nell’anno domini 2026. Se sono in un luogo ameno come il passante ferroviario di Milano, cosa dovrei fare? Studi sociologici sulla popolazione che mi circonda? Mica bisogna condannare l’uso del mezzo nei momenti morti, il problema se mai è che è un attimo abusarne. Qui, se vuoi, puoi leggere qualcosa in più sul benessere digitale.
Terza regola: riconosci i capricci della noia
Partiamo sempre da questo assunto: il nostro cervello ha costantemente bisogno di nuove sfide e nuovi stimoli. Se non li abbiamo, ci annoiamo e diventiamo irrequiete. Però così alimentiamo un circolo vizioso da cui è difficile uscire.
Il dramma per noi ADHD è che ciò che ci motiva non sempre ci rende felici. Anzi, spesso è vero il contrario: ciò che ci motiva ci illude di essere felici, ma in realtà ci logora. Ho fatto l’esempio di sigarette e smartphone, ma puoi sostituirli a scelta con cibo, relazioni, shopping compulsivo.
La noia è un’emozione scomoda, che ha la tendenza a nascondersi dietro a bisogni fisiologici: sonno, fame, desiderio sessuale. Riconoscerla può disattivarla o incanalarla meglio. Con questo non voglio dire che masturbarsi o mangiarsi del cioccolato per noia sia il male: capita a tutte e tutti fare cose in reazione alla noia.
L’importante è saperlo, perché se no è un attimo vivere in balia di questa emozione.
Quarta regola: lascia la noia dov’è
Una strategia che trovo molto utile è lasciare la noia lì dov’è. Non fare necessariamente qualcosa che la scacci o la sostituisca, ma usarla come trampolino di lancio per piroette mentali. Di recente mi sono ritrovata a un pranzo in famiglia dove si è parlato quasi solo di sport (argomento per me secondo solo ai sogni per grado di tedio): ho educatamente finto interesse e nel mentre ho fatto la lista mentale dei prossimi acquisti Ikea.
Molto spesso nemmeno fingo, mi alzo o faccio semplicemente altro. Quando mi trovo in mezzo alla gente amo osservare i dettagli delle persone, e se posso li ritraggo (letteralmente, con matita o penna e carta, di solito in una loro versione a fumetti).
Quando non posso fare nessuna delle cose sopra elencate, infilo le cuffie per ascoltare musica e podcast. Altre volte preferisco guardare fuori dal finestrino e lasciare libero spazio al mind wondering e trattenermi dal dare spazio ai pensiero intrusivi (che di solito significa guardare il telefono per annotare o verificare cose).
Quinta regola: la noia esiste
Se ci penso bene, ho semplicemente smesso di far finta che la noia non esista. È lì, insieme alle altre emozioni che abbiamo tutte e che possono diventare scomode. A volte la mia noia protesta, ogni tanto mi saluta, spesso mi manda a quel paese. Un po’ come un bambino irrequieto che chiede costantemente attenzione, con cui bisogna essere molto comprensive e altrettanto salde.
🛠️ Tips wow – Strumenti: termometro emotivo
Per molte persone neurodivergenti l’alessitimia, ovvero l’incapacità di riconoscere le emozioni (noia inclusa), è un problema reale. Una strategia efficace per riconoscerle è la scrittura: mettere nero su bianco quello che si prova, e con quale intensità, aiuta a mettere in ordine le emozioni e dare loro un nome.
Online trovi tabelle emotive di ogni tipo, ma puoi semplicemente farla su un quaderno da aggiornare quotidianamente. Tre colonne per il numero di righe equivalenti alle emozioni che si provano con più frequenza durante la giornata: nelle prime andranno inseriti i nomi delle emozioni, nella seconda colonna l’intensità dell’emozione (per semplificare puoi segnare un punteggio da 0 a 10), nella terza i sintomi fisici collegati a quell’emozione (esempio: tachicardia, mal di stomaco, vertigini, ecc.).
Anche per le emozioni è (solo) questione di allenamento.
📖 Dizionario divergente
Ogni settimana scegliamo una parola che racconta il mondo Atipiche
Alessitimia: è la difficoltà a riconoscere e descrivere le proprie emozioni. Non significa non provare emozioni, ma fare fatica a capire con precisione cosa si sta sentendo in quel momento.
Nelle persone ADHD può essere legata alla disregolazione emotiva e al sovraccarico mentale: le emozioni vengono vissute in modo intenso, ma spesso risultano confuse, difficili da leggere o da comunicare. A volte ci si accorge di essere stressate, arrabbiate o in difficoltà solo quando il corpo o la mente sono già al limite.
Grazie per aver letto anche oggi Atipiche. Se pensi che possa essere d’aiuto a qualcunə, condividila!
Un abbraccio
Anna


